Introduzione all’epica.

Cari ragazzi di I B, abbiamo finalmente iniziato il nostro viaggio nell’epica, che ci porterà a conoscere grandi poemi con l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide.

Prima di tutto ripercorriamo brevemente la storia del genere lettarario. Clicca sull’immagine per accedere alla presentazione:

epica

Adesso sei pronto per rispondere (per scritto, sul quaderno) alle seguenti domande:

  • Che cos’è l’epica?
  • Cosa si intende per “epica classica”?
  • Come venivano tramandati anticamente i poemi epici?
  • Chi sono gli aedi e i rapsodi?
  • Cosa si intende per “questione omerica”?
  • Cosa si intende per “epica d’arte”?
  • Costruisci uno schema (mappa concettuale, linea del tempo o quello che vuoi) in cui collochi i principali poemi epici citati nella presentazione.
  • Ai nostri giorni il posto dell’epica è stato preso da un nuovo genere letterario che mescola realtà e invenzione e ha come protagonisti eroi o creature fantastiche. Di quale genere pensi che si possa trattare?
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I pericoli di Internet.

Attivate i sottotitoli in italiano!

Questo video elenca con chiarezza i quattro maggiori pericoli della rete Internet:

one-1426636_640La dipendenza

Sempre più adolescenti trascorrono i loro pomeriggi su Facebook o sulle chat come WhatsApp, trascurando le amicizie reali e perdendo un sacco di tempo utile per lo studio e la scuola.

two-1426640_640 Sappiamo troppo, capiamo poco

Siamo sommersi dalle informazioni, ma siamo sicuri di saperle interpretare correttamente? Uno studio della Stanford University mostra chiaramente come la maggior parte degli intervistati, quasi tutti adolescenti e giovani, non sappia distinguere tra una “bufala” e la verità.

Non a caso l’Oxford Dictionaries ha eletto come parola dell’anno il termine “post-verità”. Cosa significa? Leggi il prossimo articolo per scoprirlo:

three-1426639_640La privacy è in pericolo

Cliccare su “condividi” è davvero semplice. Ma vi siete mai assicurati di avere il permesso di diffondere foto o post altrui? Siete sicuri che quello che state per condividere non è offensivo o umiliante per qualcuno? Sapete che qualsiasi contenuto pubblicato su Internet non potrà mai essere cancellato in modo definitivo? Pensate che imbarazzo quando cercherete un impiego e i vostri futuri datori di lavoro vedranno le vostre foto pubblicate senza pensare alle conseguenze.

four-1426634_640La criminalità online è fuori controllo

Un reato, anche se compiuto su Internet, è sempre un crimine punibile dalla legge. Quali sono i reati più frequenti sulla rete?

  • Lo scambio di materiale pedopornografico.
  • Gli insulti sessisti e razzisti (vi ricordo che le parole pesano).
  • Il cyberbullismo

Noi ci occuperemo in modo particolare di questo ultimo aspetto, purtroppo molto frequente anche nella nostra realtà. Qui un video per cercare di capire il fenomeno e qui un racconto di Antonio Ferrara, “Il balcone“.

Le parole pesano.

Le nostre parole parlano di noi.

Il nostro mondo è fatto di parole.

Con le parole comunichiamo, con le parole facciamo ridere, con le parole facciamo piangere; con le parole facciamo commuovere, con le parole attraversiamo gli oceani.

Esistono parole laceranti come coltellate, parole soffici e graziose come batuffoli, parole che pesano sulla coscienza come macigni.

Le parole sono importanti, tutte. Dalle parole che pronunciamo e scriviamo scaturisce la nostra immagine come persone.

Il famoso cantante Mika qualche giorno fa durante una trasmissione tv ha raccontato il suo rapporto con le parole. Da piccolo era dislessico e i compagni lo prendevano in giro. Ecco il testo del suo monologo:

Il mio linguaggio è quello della musica. Con le parole ho combattuto, ho fatto la guerra. Specialmente da bambino. Perché ero dislessico. Le lettere scappavano da tutte le parti e io non sapevo metterle in fila. È per questo che so quanto sono importanti le parole. Le parole sono il nostro modo di conoscere e di farci conoscere. Fanno nascere il dialogo. Formano le storie, fanno incontrare le persone, le fanno innamorare, le fanno odiare. Le parole fanno scoppiare le guerre e sempre le parole fanno tornare la pace. Sono la nostra merce di scambio con gli altri, la nostra moneta.
A volte ci fanno ridere, a volte ci fanno piangere come stupidi, a volte ci accarezzano come il vento, a volte ci fanno male. Parole gentili come fiori o pesanti come un pugno in faccia.
Bisogna stare molto attenti alle parole, sono potenti, tanto potenti, bisogna usarle con cura, sceglierle una per una.
E quando le parole non ci sono o non ci possono essere perché parliamo lingue differenti o perché non parliamo, ci sono i gesti, i sorrisi, le mani. Le parole sono un ponte, un vecchio ponte pericolante in mezzo a un bosco. Il ponte è lì da tanto tempo, io sono qui, tu sei dall’altra parte e camminiamo piano piano, uno verso l’altro, con le parole, un po’ armati un po’ indifesi e ci incontriamo.

Puoi vedere il suo intervento sul sito della Rai (circa 1h 55m).

Qui trovate il testo completo in italiano della canzone di Mika, ma qui sotto potete leggere i versi più significativi.

Dici che sono solo parole
E che con il tempo sarà più facile.
Niente è solo parole
Ecco come si ferisce il cuore.

Non ci riesco, non ci riesco
Non riesco a dimenticare tutte le parole che hai detto
Non riesco a dimenticare tutte le parole che hai detto
Non riesco a dimenticare tutte le parole che hai detto
Non riesco a dimenticare le parole
Ecco come si ferisce il cuore.

Le parole feriscono in profondità, ma possono anche curare. Abbiamo davvero bisogno di ritrovare unità, fiducia, sostegno degli uni verso gli altri.

Vi propongo un’attività: nei biglietti che vi consegnerò in classe, scrivete una qualità positiva di ogni vostro compagno di classe. Alla fine dell’ora ognuno riceverà la busta con le proprie parole positive.

Vietato dire “non ci riesco”.

Aggiornamento: ecco le buste!

La Grande Guerra.

Cari ragazzi di terza, riunisco per comodità in un unico post tutti i materiali che stiamo utilizzando per studiare la Prima guerra mondiale.

Cliccando sull’immagine qui sotto potete trovare la lezione interdisciplinare su Blendspace:

grande_guerra

Questi inoltre sono i link che pian piano vedremo in classe:

Leopardi scrive a suo padre.

Lettera di Giacomo Leopardi al padre Monaldo (1819)

Mio Signor Padre,

spero nella sua benignità che non vorrà rifiutare di sentire le prime e ultime voci di un figlio che l’ha sempre amata e l’ama, e si duole infinitamente di doverle dispiacere. Per quanto Ella possa aver cattiva opinione di quei pochi talenti che il cielo mi ha dato, non ignora che quanti hanno avuto notizia di me hanno giudicato ch’io dovessi riuscir qualche cosa non affatto ordinaria.

Cominciai quindi a manifestare il mio desiderio ch’Ella provvedesse al mio destino, e al bene della mia vita futura nel modo che le indicava la voce di tutti. Ella tuttavia mi giudicò indegno che un padre dovesse far sacrifici per me, né le parve che il bene della mia vita presente e futura valesse qualche alterazione al suo piano di famiglia. Ella conosceva anche la miserabilissima vita ch’io conducevaa per le orribili malinconie, ed i tormenti di nuovo genere che mi procurava la mia strana immaginazione, e non poteva ignorare che a questo, ed alla mia salute che ne soffriva vivamente, non v’era assolutamente altro rimedio che distrazioni potenti, e tutto quello che in Recanati non si poteva mai ritrovare. Nonostante ciò Ella lasciava per tanti anni un uomo del mio carattere, o a consumarsi in istudi micidiali, o a seppellirsi nella più terribile noia, e per conseguenza, malinconia, derivata dalla necessaria solitudine, e dalla vita disoccupata, come massimamente negli ultimi mesi. Non tardai molto ad avvedermi che qualunque possibile e immaginabile ragione era inutilissima a rimuoverla dal suo proposito.

Tutto questo, e le riflessioni fatte sulla natura degli uomini, mi persuasero, ch’io benché sprovveduto di tutto, non dovea confidare se non in me stesso.

Io so che la felicità dell’uomo consiste nell’esser contento, e però più facilmente potrò esser felice mendicando, che in mezzo a quanti agi corporali possa godere in questo luogo. Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d’ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz’altro pensiero. So che sarò stimato pazzo, come so ancora che tutti gli uomini grandi hanno avuto questo nome. E perché la carriera di quasi ogni uomo di gran genio è cominciata dalla disperazione, perciò non mi sgomenta che la mia cominci così. Voglio piuttosto essere infelice che piccolo, e soffrire piuttosto che annoiarmi, tanto più che la noia, madre per me di mortifere malinconie, mi nuoce assai più che ogni disagio del corpo.

Avendole spiegate le ragioni del mio desiderio di fuga, resta ch’io le domandi perdono del disturbo che le vengo a recare con questa lettera.

Mio caro Signor Padre, se mi permette di chiamarla con questo nome, io m’inginocchio per pregarla di perdonare a questo infelice per natura e per circostanze. Vorrei che la mia infelicità fosse stata tutta mia, e nessuno avesse dovuto risentirsene, e così spero che sarà d’ora innanzi.

[Lettera semplificata e ridotta]

Dopo aver letto la lettera di Leopardi a suo padre, scegli la frase che più ti ha colpito e crea un artefatto digitale che la illustri. Alcune idee: puoi realizzare un meme (ovvero una citazione illustrata come questa), una word cloud (qui un esempio), un video (vedi qui e qui)… oppure quello che la tua fantasia ti suggerisce. Ovviamente i vostri lavori saranno pubblicati sul blog.

Nella pagina “strumenti” trovi tutte le applicazioni necessarie per realizzare il tuo capolavoro.

I ricordi che ci hanno fatto diventare le persone che siamo.

Cari ragazzi di terza, eccoci alla fine del nostro percorso di scrittura del testo autobiografico.

Da più di un mese lavoriamo sui nostri ricordi più cari. Quello che siamo oggi è frutto di ciò che abbiamo vissuto nel passato. Ciò che stiamo vivendo adesso diventerà la rotta per il nostro futuro.

Vi siete impegnati. Tanto, tutti. Sarà un piacere leggere i vostri testi.

Come ultimo promemoria, vi lascio le slides che ci hanno aiutato a dare una forma adeguata ai nostri pensieri.